A. de Belleis “l’esempio di Giona”
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Da sempre l’uomo tende a costruire alibi nella propria vita per giustificare comportamenti che la coscienza evidenzia come non corretti. Questo comportamento è spiritualmente dannoso poiché, così facendo, illudiamo noi stessi, viviamo nella disubbidienza e smettiamo di avere un rapporto onesto nei confronti di Dio ed equilibrato nei confronti degli altri. Inoltre, al fine di evitare un’ assunzione diretta di colpa, individuiamo spesso responsabili esterni ai nostri mali. Ricordiamoci che la responsabilità davanti a Dio è sempre personale, per questo è importante guardarsi allo specchio e ammettere i propri errori al fine di percorrere un cammino di santificazione e di maturazione spirituale.
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Diversi sono gli stati d’animo che connotano la natura umana e spesso, influenzati dalle circostanze, passiamo con grande facilità dall’uno all’altra. Quando però emozioni negative diventano la costante della nostra vita, a prescindere da ciò che ci accade, allora il rendimento di grazie è una delle armi più potenti che possediamo. Come credenti abbiamo un orizzonte più ampio, quello della salvezza, e ciò cambia la nostra prospettiva. Siamo chiamati ad essere consapevoli del grande dono che ci è stato dato e per questo rendere grazie.
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Nel libro di Deuteronomio 28:47 e in Atti 2: 46 troviamo due importanti indicatori dello stato della nostra fede: la gioia e la semplicità di cuore. Quando il nostro rapporto con Dio è forte, possiamo sperimentare questa gioia come azione dello Spirito Santo su di noi, a prescindere dalle circostanze. Al contrario, quando questi due elementi vengono a mancare e nella nostra vita prevale l’ ansia, la paura e l’insoddisfazione, è bene fermarsi e riflettere. Siamo chiamati ad avere una fede forte che sia sorgente di acqua viva e un profumo soave, sia per noi che per chi ci sta intorno.
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La venuta di Cristo e la Sua Grazia cambiano la prospettiva nel rapporto tra Dio e l’uomo: mentre nel Vecchio Testamento la Legge Mosaica esigeva amore, nel Nuovo Patto è Cristo stesso amore e la legge dell’amore è scritta nei cuori degli uomini. Alla luce di questo cambiamento l’amore diviene dunque elemento cardine nella vita di ogni credente e anche la logica del precetto e della disciplina, se non fondate sulla cura degli altri e sull’ attenzione per il prossimo, divengono sterili e fine a se stesse, poiché se manca l’ amore manca la sostanza della nostra fede.
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